Recensioni e Interviste
La recensione di Maria Teresa Baldoni
Caro Hillman… Così bello e così audacemente inattuale
“Caro Hillman…” è un bel libro. Punto. Orchestrato in maniera sapiente, è un coro delle voci più illustri della “Psicologia del profondo”. Evidente. Ma dov’è la sua vena eccezionale, cosa lo rende realmente un libro degno del Personaggio che lo ha ispirato?
Mi è parso così tristemente riduttivo e compiacentemente banalizzante il commento che più spesso è circolato finora: l’epistolario con l’eretico, il rapporto con il grande traditore! Se la riderà forte e giustamente il nostro Hillman e lo comprenderanno Mondo e Turinese anche se con la bonaria apertura che li caratterizza. Ma qual è dunque la straordinarietà che rende magnificamente inattuale questo libro che tutti i curatori delle nostre anime dovrebbero orgogliosamente fregiarsi di aver letto? Il grande e non ostentato coraggio. Questa è la peculiarità del libro. Questo è il suo grande daimon, che ha mosso con grande maestria tutti i pregiatissimi epistolanti oltre i “lettini” fuori dai loro studi per dibattere tra loro, complici Hillman e gli autori.
Mentre il caro eretico invitava a distendere il mondo, il mondo intero sul sofà, Mondo e Turinese hanno fatto qualcosa di diverso ma ugualmente sovversivo; hanno condotto le più significative figure del mondo della psicologia ad esternarsi in modo corale, non più monadi solitarie preposte a custodire e perpetuare rituali noti e poco comunicabili; in questo luogo, il libro, molti si sono parlati anche se indirettamente e, sulla sapiente traccia data dagli autori, hanno intrapreso un dialogo che ci fa intravedere una possibile nuova apertura alle Grandi Questioni. E’ così che arrivano alla mente Vienna o Zurigo, qui ci appaiono come mirabili e non ineluttabilmente perduti gli inizi del secolo, purtroppo non il nostro, molto più avaro di fervore; ma riguardando a quello precedente nasce la “spes magna” che l’opera di Mondo e Turinese sia il primo segno di movimento, l’’eppur si muove’ di una nuova psicologia in divenire, che si riaprano scambi e discussioni, che formicolino idee, che si ritrovino le strade del rinnovamento e che gli eretici si mostrino anche da noi, ma soprattutto non si separino, siano corpo unico nella grande comunità psicologica e rimangano al suo interno quale ambra creativa e rigeneratrice con cui dialogare per reinventare, ridefinire e reidentificarsi attualizzando.
Questo è il geniale insight che Mondo e Turinese hanno avuto e questo libro è il sogno che ci hanno dato. Hillman ci rimanda continuamente ad un suo struggente “mal d’amore” per l’Italia e il suo Umanesimo; la giusta restituzione che noi dobbiamo è l’ammirazione per la consuetudine e la capacità alla modulazione ed al cambiamento, tutta americana, che noi non possediamo, per la vivacità intraprendente e leggermente insolente che unica muove il mondo e genera le avanguardie. Questa è la restituzione che gli si deve e questo Mondo e Turinese hanno fatto mettendosi in gioco per primi con grande eleganza stilistica e sottigliezza psicologica (strategica), conducendo con sé un gruppo di importanti colleghi a scrollarsi di dosso la polvere che tanto affascina e che tanto castra noi europei quando ci sentiamo pressati e chiamati ad operare forti trasformazioni. Da quando Freud e Jung hanno detto è passato un secolo, un secolo che si è tutto impregnato di loro e dei loro successori ma le loro voci ci risuonano sia come richiamo personale ad ognuno, sia come intrecciarsi inestricabile di idee e confronti. Quella era la Psico-Logia. Mondo e Turinese per un attimo, in un gradito e per questo troppo piccolo ambito, ce l’hanno riofferta, con questo atto così profondamente originale ci hanno ridato un’agorà della psicologia.
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